Rebis, Cosmetici Naturali Made in Italy
Per un felice 2011
La Rebis affida ai suoi cosmetici naturali il compito di augurarvi un felice 2011:
1) Dant – dentifricio naturale – possiede una mattutina, magica virtù e invita a sorridere alla vita!
2) Il colore dorato delle creme e degli unguenti Rebis vuole simbolicamente augurare aurea abbondanza e benessere.
3) Il Re e la Regina riprodotti sugli astucci indicano la riconciliazione dei contrari, tema caro all’alchimia, e propongono di leggere le contrarietà e le contrapposizioni della vita quale opportunità di armoniosa trasformazione.
4) E infine l’uso mirato nella destinazione e circoscritto nel tempo di ogni cosmetico naturale Rebis vuole raccordarsi al precetto taoista: “essere intero nel frammento”.
Due articoli del dott. Roberto Mola – medico ed erborista e formulatore di tutti i cosmetici naturali della Rebis – comparsi su “il Giornale della natura” e su “Riza psicosomatica” fanno riferimento ad alcuni dei temi augurali!
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Quando un dentifricio è D.O.C.
da “il Giornale della natura” – maggio 1990
La sigla D.O.C. – Denominazione di Origine Controllata – vanto di alimenti di qualità superiore, consente di apprezzare un prodotto non solo per le sue qualità intrinseche ma anche per la sua storia: il territorio di origine, il rigore con cui si osservano le modalità produttive, la selezionata destinazione sul mercato.
Gli stessi parametri potrebbero essere adottati nella valutazione dei cosmetici naturali e dei prodotti per l’igiene della persona. Nel caso particolare dei dentifrici, le maggiori aziende produttrici si contendono quote di mercato dilatando le spese pubblicitarie e riducendo il prezzo finale dei dentifrici.
Inevitabilmente tutto ciò impone l’impiego nelle formulazioni di sostanze dal costo contenuto.
L’importanza estetica e funzionale dei denti presuppone invece che un dentifricio sia formulato con le sostanze naturali più pregiate e attive.
Per offrire qualche indicazione operativa, tra le polveri dentifricie leviganti è opportuno privilegiare per la delicatezza d’azione il fosfato bicalcico biidrato rispetto, ad esempio, al carbonato di calcio o all’idrossido di alluminio, più aggressivi ma comunemente impiegati in forza del loro costo più conveniente. Tra gli olii essenziali, quello di menta piperita trirettificata proveniente dal Piemonte è insuperabile per la gradevole e intensa freschezza del bouquet. Normalmente l’olio essenziale di menta piperita viene sostituito dal mentolo cinese o da quello di sintesi, che producono una sensazione di freddo troppo acuta e violenta, sovente lesiva per l’integrità dell’elemento dentale.
Si possono pertanto ottenere dentifrici dalle ottimali qualità detergenti, protettive e aromatiche, solo a condizione di inserire nelle formulazioni i migliori attivanti ed eccipienti naturali.
A titolo di esempio indicativo, tra gli attivanti naturali utilizzabili si segnalano gli estratti di propoli d’api collinare e quelli di radice di ratania peruviana, gli olii essenziali di menta piperita trirettificata del Piemonte, di salvia oficinalis e di timo spagnolo.
Tra gli eccipienti naturali o a derivazione naturale si segnalano il fosfato bicalcico biidrato, la polvere micronizzata di alghe marine fossili – diatomee-, la dolce glicerina ricavata da olii vegetali – e non dal grasso di animali abbattuti in mattatoi rossi di sangue – e infine gli schiumogeni derivati da olio di noce di cocco e gli addensanti naturali.
Un dentifricio così realizzato consente inoltre di evitare l’inserimento nella formulazione di conservanti di sintesi, che vengono efficacemente sostituiti dalla naturale azione preservante degli olii essenziali e degli estratti di propoli e ratania. Infine si impiegano edulcoranti naturali in sostituzione della stucchevole e artificiale saccarina.
Un dentifricio che si uniformi a criteri formulativi simili a quelli esposti può pretendere l’appellativo D.O.C. acquista così, come i vini che si fregiano di questa sigla prestigiosa, una valenza e un’aura ricche di magica suggestione. E allora un dentifricio D.O.C. dovrà non solo combattere la formazione della placca ma anche trasformare la pratica quotidiana d’igiene dentale in un ineffabile rituale per sorridere alla vita.
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Essenze: la ricerca del profondo
da “Riza psicosomatica” - febbraio 1989
Ogni cultura tradizionale ha espresso principi ordinatori rivolti a decifrare e rettificare il molteplice che ci circonda.
Attraverso questi principi ordinatori il pulsare caotico dell’universo acquistava un senso: i fenomeni naturali trovavano tra loro una connessione fondata sull’analogia. Tra realtà apparentemente lontane come un minerale, un vegetale, un tipo umano si tracciava un armonioso collegamento per l’influsso esercitato da un unico principio ordinatore o forza primaria che li costellava accomunandoli, che li “segnava” inpregnandoli delle sue specifiche qualità caratteristiche.
In campo cosmetico gli olii essenziali per le loro peculiari caratteristiche fisico-chimiche e per le modalità d’estrazione appaiono esplicitamente indicare la via del profondo, della ricerca della quintessenza. Gli olii essenziali rappresentano una frazione minimale delle piante officinali aromatiche che varia dallo 0,05% al 1,5% della pianta in toto. Questo significa che da un quintale di pianta aromatica si ricavano da pochi grammi a un massimo di un chilo e mezzo di olio essenziale. Indicano, fin troppo palesemente, che la condizione per raggiungere l’essenza presuppone l’abbandono delle scorie, delle labili impalcature di sostegno – le fibre di cellulosa e di lignina in campo vegetale, le difese dell’Io in campo psicologico -. Implicano che si deve raggiungere un più alto gradiente energetico per attingere ai tesori del profondo: la metodica più comune per la loro estrazione è la distillazione a vapore.
Gli olii essenziali attivano la parte più arcaica del cervello, il lobo olfattorio, e ci riconducono lontano lungo la filogenesi fino all’ineffabile profumo del primordiale big bang. Ricordano gli archetipi dell’inconscio collettivo poiché nelle essenza si condensano e si esaltano tutte le qualità di una pianta, quando poi confluiscono insieme in complessa combinazione nel formare un profumo si ricollegano al Sé dove a loro volta gli archetipi si integrano. La simbologia deli olii essenziali elude e supera le classificazioni tipologiche e ci invita al cammino dell’unità al confronto con la totalità del Sé.
Per confrontarsi con gli olii essenziali è sufficiente versarne qualche goccia sul fazzoletto, nell’acqua del bagno o delle vaschette di evaporazione dei caloriferi scegliendo a piacere tra l’essenza di pino silvestre, di timo rosso, di menta piperita, di rosmarino, di sandalo del Mysore, di ylang-ylang, di salvia, di vetyver di Giava, di santoreggia, di patchouly di Singapore, di lavanda alpina, di eucalipto o di melaleuca e nell’aspirare le loro intense aromatiche fragranze si ricordi la massima taoista: “Essere intero nel frammento”.
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